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Angel (Machine #9) and more art by Ben Snell

Angel (Machine #9), 2020
124 x 60 x 15.2 cm (h x w x d)
USD 4 200
Computer parts and binder
for sale

Artist Ben Snell trains each of his computers to become a sculptor.

To start, he gives his computer the canon of classical sculpture: thousands of 3D models of real sculptures held in museums across the globe—sculptures like ​David,​ the ​Discus Thrower​ and ​Winged Victory​.

For the computer​, understanding sculpture means being able to synthesize its essence. It means finding similarities and differences across these forms: patterns of shape, design, posture and pose.

The computer​ begins by trying to recreate from memory every sculpture it sees. To overcome what would be an incredibly difficult task even for the most talented of human sculptors, ​the computer instinctively distills these sculptures into their most basic components, developing a visual vocabulary from which it can build up more complex forms.

When the computer becomes practiced—when it becomes well enough versed in this visual language—Snell asks it to close its eyes and dream of a new form, to sculpt something which has never before been seen.

The final physical form often possesses an uncanny figurative quality distilling the essence of Greek and Roman sculpture while hinting at the twisting forms of Constantin Brancusi, Jean Arp and Henry Moore. This dream is not an average of everything the computer sees; Rather, it is an improvisation, a replaying and reconfiguring of memories. It is the first utterance of a language for a being which has learned to see in classical sculpture. It questions the creativity, originality and agency of the machine.

However, the sculpture has another layer of meaning imbued within its materiality. Not only made by the computer, this sculpture is also materially made from the computer that conceives it.

Snell grinds the computer to dust and utilizes it as a physical medium. Every component of the computer is pulverized into a fine powder and recast into the three dimensional form it dreamt of. Thus, the computer becomes the sculpture.

Reborn, the computer assumes a newfound physical agency. In this afterlife, it holds in balance two disparate realities: product and process, the beingness of an object and the coming-to-beingness of an object. On one hand, this mass bears a tactility in the bits of silicon, copper, plastic and steel that comprised the machine. On the other, traces of the computer’s invisible processing power live on in its bodily form and in the bits of matter containing its thoughts and memories. Endowed is a materiality upon the impossibly immaterial.

Just as the classics worked in stone and bronze, so too is this sculpture materially of our time, made from the raw material of computation.

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L'artista Ben Snell “insegna” a ciascuno dei suoi computer a diventare uno scultore.

Per cominciare, fornisce al suo computer il canone della scultura classica tramite migliaia di modelli 3D di sculture reali conservate nei musei di tutto il mondo: sculture come il David, il discobolo o la vittoria alata.

Per il computer capire la scultura significa saper sintetizzare la sua essenza, significa trovare somiglianze e differenze tra queste forme: modelli di forma, design, postura e atteggiamento.

Il computer dapprima cerca di ricreare dalla memoria ogni scultura che vede. Per superare quello che sarebbe un compito incredibilmente difficile anche per il più talentuoso degli scultori umani, il computer distilla istintivamente queste sculture nei loro componenti più elementari, sviluppando un vocabolario visivo dal quale può costruire forme più complesse.

Quando il computer si è esercitato, quando diventa abbastanza esperto in questo linguaggio visivo, Snell gli chiede di chiudere gli occhi e sognare una nuova forma, per scolpire qualcosa di mai visto prima.

Le forme fisiche ottenute possiedono spesso una straordinaria qualità figurativa, distillando l'essenza della scultura greca e romana mentre accennano alle forme contorte di Constantin Brancusi, Jean Arp e Henry Moore. Questo sogno non è una media di tutto ciò che vede il computer, si tratta piuttosto di un'improvvisazione, una riproduzione e una riconfigurazione di ricordi. Questa è la prima espressione del linguaggio di un essere che ha imparato a vedere attraverso la scultura classica e mette in discussione la creatività, l'originalità e l'agire della macchina stessa.

Queste sculture presentano un ulteriore livello di significato nella loro materialità: non vengono solamente concepite dal computer, ma sono anche materialmente costituite da questo stesso computer.

Snell, infatti, riduce in polvere il computer e lo utilizza come supporto fisico. Ogni componente del computer viene ridotta a una polvere fine e fusa nuovamente nella forma tridimensionale sognata dalla macchina. Il computer diventa così la scultura.

Rinato, il computer assume una nuova rilevanza fisica. In questo aldilà riesce a bilanciare due realtà disparate: prodotto e processo, l'essenza di un oggetto e il suo divenire quello stesso oggetto. Da un lato, questa massa ha una tattilità nei pezzi di silicio, rame, plastica e acciaio che componevano la macchina. Dall'altro, le tracce della potenza di elaborazione invisibile del computer continuano a vivere nella sua forma corporea e nei frammenti di materia che contengono i suoi pensieri e ricordi. L’opera dona materialità a ciò che è puramente immateriale.

Proprio come i classici che lavoravano la pietra e il bronzo questa scultura materialmente risulta essere del nostro tempo, realizzata con la materia prima del calcolo.



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